Mastopessia

La Mastopessi è un intervento chirurgico avente l'obiettivo di "tirare su" un seno ptosico e svuotato, come spesso accade in seguito a gravidanze ed allattamento.

 

Il termine ptosi indica, infatti la discesa fisica di un tessuto, a causa della perdita di elasticità, dell'invecchiamento biologico, o di fattori congeniti, causata in ogni caso dall'azione continua della forza di gravità.

 

Lo svuotamento delle mammelle è in genere secondario a processi ormonali e consiste in una diminuzione del tessuto glandolare mammario. La perdita del tono cutaneo amplifica l'inestetismo, perché la glandola mammaria è in intima relazione con la pelle sovrastante, che ne consiste di fatto il sostegno.

Quando il chirurgo plastico deve risolvere questi problemi si vede costretto ad eliminare una porzione del tessuto cutaneo ormai eccedente, allo scopo di far "risalire" il tessuto glandolare residuo. Sono pertanto inevitabili delle incisioni sulla pelle e quindi delle cicatrici.

Nel caso in cu la ptosi sia di grado lieve, è possibile limitarsi ad asportare un anello di cute intorno all'areola mammaria, determinando una cicatrice circolare posta tutto intorno all'areola stessa (tecnica "roundblock").

Per correggere ptosi più marcate è necessario invece praticare anche un'incisione verticale, che va dall'areola al solco sotto mammario, e da ultimo un'incisione orizzontale concava verso l'altro, che si mimetizza nel solco sotto mammario.

In questo secondo caso in definitiva, risulteranno le stesse cicatrici di una mastaoplastica riduttiva, con la differenza che si esporterà solo pelle in eccesso (parte, cioè, del contenitore) e non tessuto glandolare e fibroadiposo (parte del contenuto).

 

E' infine possibile abbinare ad una mastopessi l'inserimento di protesi, soprattutto quando il contenuto residuo, pur correttamente riposizionato, non raggiungerebbe un volume mammario soddisfacente.

In tal caso ci troviamo di fronte ad un intervento abbinato di Mastoplastica additiva e Mastopessia, che a volte ci consente di limitare le incisioni come nella tecnica "Roundblock".

 

Qualsiasi sia il metodo prescelto, l'intervento va eseguito in clinica, prevalentemente in anestesia generale, necessita di una notte di degenza e può comportare delle complicanze.

 

Oltre alle complicazioni generiche di qualsiasi atto chirurgico, quelle specifiche della mastopessi sono:

 

1) infezioni

2) ematoma

3) perdita di sensibilità del complesso areola - capezzolo

4) ritardo della cicatrizzazione

5) formazioni di cicatrici evidente ipertrofiche (in rilievo) o diastasiche (slabbrate)

6) retrazione capsulare periprotesica, negli interventi abbinati

 

Il tempo di recupero post-operatorio in assenza di complicanze va così stimato:

 

  1. dimissione dopo 24 ore circa dal risveglio dopo l'intervento
  2.  prima medicazione in terza quarta giornata
  3. ripresa della normale attività lavorativa dopo 4-7 giorni
  4. ripresa di una moderata attività fisica dopo 10 giorni
  5. ripresa completa dell'attività ginnico sportiva dopo 30 giorni
  6.  esposizione al sole in topless dopo 6 mesi.

 

Il risultato estetico definitivo è apprezzabile dopo 6 12 mesi, potemdo persisstere fino ad allora un lieve edema (gonfiore) posto operatorio.

E' opportuno continuare ad applicare cerottini specifici sulle cocatrici per 30 giorni, sostituendoli dopo la doccia che in genere si può effettuare subito dopo la prima medicazione. In caso di utilizzo di protesi, i massaggi specifici, realizzabili da soli si  praticano a partire dalla sesta / settima giornata.

Il risultato finale può persistere anche più di 10 anni. Persino gravidanza e allattamento non pregiudicano necessariamente il lavoro del chirurgo plastico. Il trascorso degli anni invece, conduce inevitabilmente al ripresentarsi delle condizioni inestetiche preoperatorie.

 

Ovviamente l'operazione può essere ripetuta quando il risultato sarà scomparso (mediamente dopo 12 anni dalla prima mastopessia se ne esegue un'altra).

L'utilizzo eventale di protesi non modifica  questi tempo. Le protesi non vanno cambiate ogni 10 anni, com si legge talora, ma semplicemente controllate periodicamente dal chirurgo plastico. E' opportuno eseguire annualmente controlli ecografici.

Va infine ribadito che studi scientifici statistici, basati su grandi numeri, hanno dimostrato che le donne portatrici di protesi mammarie ammalano di cancro mammario con frequenza minore rispetto alla popolazione di controllo. Questo meccanismo paradossale, per cui le protesi risultano addirittura dei fattori di protezioni rispetto al cancro mammario, va spiegato con fattori socio culturali.

 

Le donne che si operano di chirurgia estetica sono infatti mediamente attende all'alimentazione, praticano attività sportiva e conducono uno stile di vita più sano.